lunedì 11 dicembre 2017

Dio e la dignità dell'uomo



Il 10 dicembre 2017 è iniziato l'anno celebrativo 


in preparazione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Oggi ci sono molte posizioni differenziare di fronte a tale Dichiarazione. Si va dall'esaltazione più decisa allo scetticismo più cinico; dalla critica teoretica più seria alla disillusione sulla loro mancata attuazione.


I Diritti Umani sono certo una visione ideale dei rapporti sociali, ma quale persona, quale civiltà ha potuto mai fare a meno di ideali ?


Tra i cristiani le critiche specifiche sono quelle di essere un testo non cristiano, anzi anticristiano.


Io non sono di questo avviso e parto nella mia riflessione dal fatto che tutti i diritti umani sono fondati sempre sulla dignità dell'uomo. Ora la dignità dell'uomo deriva direttamente da Dio. Non solo teoricamente ma anche storicamente

Sappiamo che lo stato romano riconosceva ai grandi condottieri, ai buoni amministratori, ai fedeli servitori dello stato una dignità. A color che avevano fatto cose grandiose, il senato attribuiva una dignità, li poneva su un gradino alto della considerazione sociale: il corteo trionfale attraverso il foro romani fino al Campidoglio, una grande tenuta agricola, o magari un bel medaglione, come quelli che vediamo sulle corazze nelle statue romane.

Ma i papi e padri della chiesa Leone Magno (V sec.) e Gregorio Magno (VI sec.) – entrambi romani e con educazione laica superiore – invertirono questa visione antropologica. 


Non è perché una persona ha qualità particolari (virtutes) e quindi ha compiute grandi cose (res gestae), che gli aspettano delle dignitates. Viceversa! L’uomo ha una dignità che gli viene dall’essere creato da Dio e redento da Cristo, quindi ha delle virtutes/capacità che lo rendono capace di res gestae/grandi opere.
Ne segue logicamente che la dignità dell’uomo è inalienabile, ma non è stato così storicamente. Tommaso (XIII sec.) negava che i grandi peccatori/criminali mantenessero la dignità umana e riteneva perciò che potessero essere giustiziati. È l’Umanesimo e ancor più l’Illuminismo che riaffermano la dignità umana come fondamento e leva di ogni civiltà e progresso umano. Il movimento dei diritti umani ha poi definitivamente consacrato questa assolutizzazione dell’uomo. Ancora una volta ci troviamo davanti ad un influsso cristiano che, secolarizzato, è entrato a far parte del patrimonio irrinunciabile dell’umanità occidentale e ora globale. Questo processo di secolarizzazione della “dignità” ha però anche portato dolorosamente, in contesti sociali atei o agnostici, alla contrapposizione tra i diritti di Dio e i diritti dell’uomo.Ma questo è una deriva intellettuale secondaria. 

In quali Paesi del mondo sono maggiormente rispettati - nonostante tutte le difficoltà - i diritti umani se non in quelli di antica tradizione cristiana ? Non è un privilegio: è una missione.



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